RIFORMA TERRITORIO. IV COMM: CON DDL 90 PIANIFICAZIONE SOVRACOMUNALE
(ACON) Trieste, 16 lug - Flessibilità, copianificazione e
rigenerazione: sono le tre direttrici del disegno di legge 90 in
materia di riforma del governo del territorio, la cui
illustrazione è entrata nel vivo in IV Commissione, presieduta da
Giuseppe Ghersinich (Lega).
Nel corso della seduta, l'assessore regionale alle Infrastrutture
e territorio, Cristina Amirante, ha approfondito i nuovi livelli
e strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica. La
riforma articola il sistema su tre livelli: regionale, attraverso
il Piano di governo del territorio (Pgt); intermedio o di area
vasta, ricompreso nello stesso Pgt e organizzato nei dodici
Sistemi territoriali locali (Stl); comunale, affidato al nuovo
Piano regolatore comunale.
Uno degli aspetti centrali della riforma è l'introduzione di una
pianificazione sovracomunale, "necessaria per affrontare temi che
non possono essere governati entro i confini di un singolo
Comune. Mobilità, trasporto pubblico, infrastrutture, aree
produttive, parchi, servizi e opere di interesse territoriale
ha evidenziato Amirante richiedono una visione più ampia e un
coordinamento tra Regione, Comuni, Comunità montane e altri enti
coinvolti. Con la reintroduzione delle Province ha aggiunto
l'assessore anche quest'ultime potranno assumere un ruolo di
coordinamento e di proposta per gli interventi di carattere
sovracomunale".
In questo quadro assumono un ruolo strategico i dodici Stl,
"definiti tenendo conto della morfologia dei territori, delle
identità locali, delle attività economiche, delle infrastrutture
e dei flussi di persone, merci e informazioni. Gli Stl ha
spiegato Amirante dovranno contribuire a tutelare il modello
policentrico del Friuli Venezia Giulia, contrastando lo
spopolamento dei centri minori e garantendo a ogni ambito
territoriale un polo di riferimento dotato di scuole,
collegamenti, servizi pubblici e opportunità di lavoro".
L'assessore ha poi chiarito che "il Pgt sarà approvato dalla
Giunta regionale dopo il passaggio nelle Commissioni consiliari
competenti, il parere del Consiglio delle autonomie locali e una
consultazione pubblica di 60 giorni. La stessa procedura varrà
per le varianti. La Regione sarà inoltre tenuta a riesaminare il
Piano almeno ogni dieci anni".
Importanti novità riguardano anche i Comuni. Una volta approvato
il Pgt, I Comuni saranno chiamati ad adeguare progressivamente i
propri strumenti urbanistici alla nuova impostazione. "Il
cambiamento - è stato sottolineato in Commissione - riguarda
anche il modo di pianificare: non più soltanto una suddivisione
rigida del territorio in zone, ma una lettura per ambiti basata
sulle caratteristiche reali dei luoghi, sulle funzioni presenti e
sulle esigenze delle comunità. Il Comune conserverà comunque la
possibilità di stabilire regole specifiche all'interno dei
singoli ambiti. La Regione garantirà agli enti locali supporto
tecnico, amministrativo, formativo e finanziario".
Amirante ha quindi spiegato che la riforma introduce "nuovi
strumenti per rendere concreta la rigenerazione urbana e
territoriale. La revisione delle cosidette dotazioni urbanistiche
supererà l'approccio basato su quantità e metrature, valorizzando
anche la qualità e la funzionalità dei servizi. È prevista poi
l'introduzione di strumenti di perequazione e compensazione
urbanistica e territoriale, finalizzati a distribuire in modo più
equilibrato i vantaggi e gli oneri derivanti dalle
trasformazioni".
Sempre in materia di rigenerazione, il ddl prevede anche il
cosidetto Programma operativo. "A differenza del permesso a
costruire, che riguarda un singolo intervento ha specificato
l'assessore il Programma operativo consente di pianificare la
trasformazione di porzioni più ampie della città. Il Comune
stabilisce gli obiettivi dell'intervento, le volumetrie ammesse,
i servizi da realizzare e i criteri generali del progetto. I
soggetti privati possono poi definire le modalità concrete di
attuazione nel rispetto di queste indicazioni. Il Programma
operativo può interessare anche aree non confinanti, purché
collegate dallo stesso progetto di rigenerazione".
Infine, è stato spiegato che con l'entrata in vigore della
variante al Pgt verrà definitivamente superato il Piano
urbanistico regionale generale del 1978. I Comuni saranno
chiamati ad adeguare i propri strumenti urbanistici entro tre
anni, termine elevato a quattro anni per gli adeguamenti svolti
in forma associata. Inoltre, fino all'approvazione dei nuovi
regolamenti continueranno a valere quelli previsti dalla legge
regionale 5 del 2007.
"Il ddl 90, dal punto di vista ambientale e paesaggistico, va
nella direzione della sostenibilità, con l'introduzione dei
corridoi verdi e blu e la possibilità di pianificare a livello
sovracomunale", ha commentato Marco Putto (Patto per l'Autonomia-
Civica Fvg), auspicando che "le audizioni sul ddl si svolgano
attraverso confronto sereno e senza contrapposizioni".
Sulla stessa linea anche Serena Pellegrino (Avs), che ha
raccomandato di "evitare gli errori del passato. Il nuovo Piano
di governo del territorio non può prescindere dalla
pianificazione ambientale. L'ambiente e il benessere delle
comunità devono essere centrali".
In chiusura, l'assessore ha invitato a non "confondere la cornice
normativa del ddl 90 con il futuro Piano di governo del
territorio che è ancora in fase di elaborazione e concertazione".
Ha inoltre chiarito che "il disegno di legge definisce regole,
competenze e procedure, ma non modifica le tutele ambientali
vigenti. La riforma punta però a integrare maggiormente ambiente
e pianificazione, trasformando alcuni vincoli in elementi attivi
delle strategie territoriali".
"L'uomo non è nemico dell'ambiente", ha concluso Amirante,
invitando ad "evitare interpretazioni premature del
provvedimento".
ACON/SM-fc